Imposta sul reddito su bitcoin. Criptovalute in dichiarazione dei redditi: guida pratica - Fiscomania

Bitcoin: Quadro RW nella Denuncia dei Redditi
Dapprima, limitatamente al trattamento ai fini IVA, con la Risoluzione n. A differenza della maggior parte delle valute tradizionali, Bitcoin non fa uso di un ente centrale. Esso utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni.

Chi investe in criptovalute ha probabilmente fatto ottimi affari in questi mesi, poiché tutto il settore è in forte crescita: chi per esempio ha investito 1. Per questo, tante persone non sono ancora riuscite a riscuotere i guadagni, per il momento immagazzinati in formato digitale su qualche sito specializzato.

Pixabay Le criptovalute vanno dichiarate nella denuncia dei redditi? La risposta è di per sé relativamente semplice, ma ruota attorno a specifici principi tecnici che vanno ben conosciuti.

Questo ha creato una varietà di interpretazioni, soprattutto online, che per i piccoli investitori possono diventare un problema: chi ha comprato criptovalute spesso non sa quali sono gli adempimenti che deve rispettare e nemmeno che nella maggior parte dei casi rischia di trovarsi in una situazione di irregolarità.

Rispetto agli investimenti finanziari più istituzionali — come i imposta sul reddito su bitcoin di stato — le criptovalute hanno infatti caratteristiche piuttosto peculiari.

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Questo non è un problema per gli investitori grandi e strutturati, che possono pagare consulenti fiscali specializzati: ma potrebbe diventarlo per i singoli, anche perché in molte circostanze le criptovalute non sono state comprate necessariamente come investimento.

Le cose con gli anni sono cambiate, e molto.

Il problema è piuttosto diffuso: «Una delle prime questioni che interessano ai nostri clienti è quella della tassazione. Per esempio vendendo bitcoin in cambio di euro.

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In realtà ci sono numerose difficoltà. Il problema è che buona parte degli investitori più piccoli potrebbe non sapere di averli: magari comprano criptovalute perché interessati dalla novità e non sanno che poi dovranno indicarle in dichiarazione dei redditi.

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Secondo Serena Pietrosanti, «spesso si crede che agire su una piattaforma virtuale non generi obblighi ai fini fiscali, e questo potrebbe aver creato delle sacche di irregolarità nei piccoli investitori».

In sostanza, molto probabilmente la maggior parte degli investitori in criptovalute in Italia si trova in una posizione di irregolarità agli occhi del fisco.

Fisco di Fabrizio Arnhold 25 Marzo - Il Bitcoin è considerato dal Fisco come una normale valuta internazionale.

È impossibile stimare quanti investitori si trovino in posizione di irregolarità, anche perché le criptovalute sono in gran parte irrintracciabili, ma alcuni esperti sentiti dal Post hanno stimato che in Italia sono sicuramente più del 50 per cento.

Ma anche qui interviene la scarsa chiarezza della norma, perché i commercialisti sono in disaccordo su quale sia il valore di riferimento su cui calcolare il pagamento della sanzione. Anche per questo, alcuni investitori preferiscono evitare di regolarizzare la propria posizione, sicuri che in ogni caso sia quasi impossibile essere rintracciati dal imposta sul reddito su bitcoin. Un altro timore degli investitori è che la norma cambi.

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Negli ultimi anni ho parlato con molti investitori preoccupati che mi hanno detto: oggi so di dover pagare una certa somma in tasse, ma non ho la garanzia che in futuro il fisco non tornerà a cercarmi».

Anche se buona parte degli investitori si trovasse in una posizione irregolare, dunque, finché non decidono di vendere non devono niente al fisco, che non perde entrate potenziali.

Le cose potrebbero cambiare nei prossimi anni, soprattutto se il prezzo delle criptovalute più note comincerà a stabilizzarsi e gli investitori cominceranno a voler godere dei propri guadagni.

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A quel punto sarà piuttosto importante avere una norma chiara e definita, perché sarà allora che gli investitori dovranno decidere se pagare quanto dovuto al fisco italiano o usare uno dei metodi per eludere le tasse sono tanti, già molto usati e piuttosto creativi.

Per prepararsi a dovere, il fisco potrebbe creare norme più chiare e particolareggiate. Tra gli esperti, non senza un certo grado di interesse privato, si parla molto anche di una sanatoria: per via delle circostanze eccezionali in cui sono nate e si sono diffuse le criptovalute, potrebbe essere ragionevole immaginare che lo stato decida di non imporre sanzioni a chi decidesse di regolarizzare la propria posizione con un ravvedimento operoso, come invece succede adesso, adottando precauzioni per evitare il riciclaggio di denaro.

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Un sistema di incentivi potrebbe essere utile soprattutto perché, secondo gli esperti, nei prossimi anni potrebbe crearsi una certa competizione tra paesi, che cercheranno di portare nei propri sistemi finanziari le ricchezze generate dalle criptovalute.

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